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BOOK: HURRICANE un innocente e campione fottuto

HURRICANE: il miracoloso viaggio di Rubbin Carter

Estate, tempo di vacanze e di letture. Ecco un libro che non vi farà rimpiangere la lontananza dalla vostra palestra. Questa è la storia di Rubin Carter un campione che il carcere ha tolto di mezzo dal ring troppo presto e quel che è peggio è che l’ha fatto ingiustamente e senza nessuno straccio di prova.

Per la  lettura: James S. Hirsch HURRICANE Edizioni Attese 05. 494 pagine 20 euro

Ecco il testo della canzone che Bob Dylan ha dedicato a questo grande della boxe:

Colpi di pistola risuonano nel bar notturno entra Patty Valentine dal ballatoio vede il barista in una pozza di sangue grida “Mio Dio! Li hanno uccisi tutti!”

Ecco la storia di “Hurricane” l’uomo che le autorità incolparono per qualcosa che non aveva mai fatto lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare il campione del mondo.

Patty vede tre corpi giacere a terra ed un altro uomo di nome Bello muoversi attorno in modo misterioso “Non sono stato io” dice l’uomo alzando le mani “Stavo solo rubando l’incasso, spero che tu comprenda. li ho visti uscire”, dice concludendo, “Meglio che uno di noi chiami la polizia”.

E così Patty chiama la polizia che arriva sulla scena con i suoi lampeggianti rossi nella calda notte del New Jersey .

Intanto lontano in un’altra parte della città Rubin Carter ed un paio di amici stanno facendo un giro in auto sfidante numero uno per la corona dei pesi medi non aveva nessuna idea di che tipo di guaio stava per succedere quando un poliziotto lo fa accostare al lato della strada proprio come la volta prima e la volta prima ancora a Paterson questo è il modo in cui vanno le cose se sei negro è meglio che non ti faccia nemmeno vedere per strada o ti incastrano.

Alfred Bello aveva un socio e aveva un conto in sospeso con la polizia, lui ed Arthur Dexter Bradley vagavano in cerca di preda disse:
“Ho visto due uomini uscire di corsa, sembravano pesi medi,  sono saltati su una macchina con targa di un altro stato”. E miss Patty Valentine fece solo di sì con la testa, il poliziotto disse “Aspettate ragazzi, questo qui non è morto!”

Così lo portarono al pronto soccorso e sebbene quell’uomo vedesse a fatica gli dissero che avrebbe potuto identificare il colpevole.

Alle quattro del mattino fermano Rubin e lo portano all’ospedale, gli fanno salire le scale il ferito gli dà un’occhiata con la vista appannata e dice “Cosa lo avete portato a fare qui? Non è lui l’uomo!”

Ecco la storia di “Hurricane” l’uomo che le autorità incolparono per qualcosa che non aveva mai fatto lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare il campione del mondo.

Quattro mesi più tardi i ghetti sono in fiamme Rubin è in Sud America a combattere per il suo nome mentre Arthur Dexter Bradley è ancora in ballo per l’affare della rapina e i poliziotti gli stanno alle costole cercando qualcuno da incolpare “Ricordi quell’omicidio avvenuto in un bar?”

“Ricordi di aver detto di aver visto la macchina fuggire?”

“Pensi di voler collaborare con la legge?”  “Credi che potrebbe essere stato quel
pugile quello che tu hai visto scappare quella notte?”

“Non dimenticare che tu sei un bianco!”

Arthur Dexter Bradley disse “Non ne sono veramente certo”.

I poliziotti dissero “Un povero ragazzo come te potrebbe avere un’occasione. Noi ti abbiamo in pugno per quell’affare del motel e stiamo discutendo col tuo amico
Bello”.

“Ora tu non vorrai dover tornare in prigione, fai il bravo  farai un favore alla società, quello è un figlio di puttana. Vogliamo mettere il suo culo in prigione. Vogliamo affibbiargli questo triplice omicidio. Non è mica un gentleman Jim”.

Rubin avrebbe potuto far fuori un uomo con un pugno ma non gli era mai piaciuto parlare troppo di questo.

“È il mio lavoro”, diceva “E lo faccio per i soldi. E quando sarà finito me ne andrò veloce per la mia strada su in qualche paradiso della natura dove nuotano branchi di trote e l’aria è limpida e dove si può fare una corsa a cavallo lungo i sentieri”.

Ma poi lo hanno messo in prigione  dove cercano di trasformare un uomo in topo.

Tutte le carte di Rubin erano segnate fin dall’inizio il processo fu una farsa, egli non ebbe mai una sola possibilità  il giudice fece passare i testimoni per Rubin per ubriaconi degli “slums” .

Per la gente bianca che osservava lui era un vagabondo rivoluzionario  e per i negri era solo un negro pazzo  nessun dubbio che fosse stato lui a premere il grilletto e sebbene non fosse stato possibile produrre l’arma del delitto il Pubblico Ministero disse che aveva compiuto lui l’omicidio  e la giuria composta esclusivamente da bianchi fu d’accordo . Rubin Carter fu processato con l’imbroglio l’accusa fu omicidio di primo grado, indovinate chi testimoniò?

Bello e Bradley ed entrambi mentirono sfacciatamente  e tutti i giornali si gettarono a pesce sulla notizia.

Come può la vita di un tale uomo  essere nelle mani di gente così folle?

Nel vederlo così palesemente incastrato mi sono vergognato di vivere in un paese dove la giustizia è un gioco.

Ora tutti quei criminali in giacca e cravatta  sono liberi di bere Martini e guardare l’alba mentre Rubin siede come Budda in una cella di pochi metri  un innocente in un inferno vivente.

Questa è la storia di Hurricane  ma non sarà finita finché non riabiliteranno
il suo nome  e gli ridaranno indietro gli anni che ha perduto.

Lo misero in galera ma un tempo sarebbe potuto diventare  il campione del mondo.

Hurricane – Bob Dylan

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